Coronavirus: cosa la tua azienda non può ignorare se ha deciso di adottare lo Smart Working

Dato il numero crescente di contagi registrati nelle ultime ore prevalentemente in Lombardia e Veneto e il trend

Dato il numero crescente di contagi registrati nelle ultime ore prevalentemente in Lombardia e Veneto e il trend in aumento dei possibili casi positivi al CoVid-19, è assolutamente doveroso per i cittadini attenersi alle misure cautelative di contenimento diramate dalle istituzioni.
Anche le aziende, in ottemperanza alle indicazioni Regionali e del Ministero della Salute, proprio nelle ultime ore stanno adottando policy di sicurezza sanitaria atte a fronteggiare il propagarsi dell’infezione che includono, oltre alla buona prassi igienica di lavare frequentemente ed accuratamente le mani, sanificare gli ambienti e detergere le superfici con prodotti idonei anche:

  • Limitazione degli incontri fisici in favore di strumenti informatici,
  • Annullamento di incontri, partecipazione a fiere e meeting,
  • Restrizione nell’accesso per i consulenti, invitati a lavorare da remoto
  • Smart Working per i dipendenti.

E’ doveroso chiedersi quali saranno le ripercussioni sociali del CoVid-19, dal momento che è sconsigliabile scambiarsi una calda stretta di mano ed è preferibile invece conversare ad una debita distanza di sicurezza.
Certo ciò dipenderà dalla durata del lasso di tempo in cui dovremo attenerci a questi accorgimenti e soprattutto dal sottofondo emotivo di ciascuno.

La speculazione del malware Emotet

Che un evento epocale e critico quale la diffusione del Coronavirus potesse fare gola agli hacker era prevedibile. Già da qualche mese il malware Emotet viene diffuso a mezzo di allegati spam che offrono informazioni circa la diffusione del coronavirus. Il contenuto delle mail è stato architettato ad arte, incentrato sui trend del contagio o sulle norme da tenere per evitarlo ed invogliano a cliccare diverse tipologie di file malevoli, compresi pdf, mp4 e docx per diffondere invece il malware.

Lo Smart Working e il dilagare di dispositivi non sicuri connessi alle reti aziendali

L’avvallo allo Smart Working che il Coronavirus comporta, si può raffigurare come un piede ben premuto sull’acceleratore dei rischi connessi alla Shadow IT: devices ed end-point di vario genere, magari personali, che utilizzano sistemi operativi non aggiornati, senza patch di sicurezza che si collegano in VPN e procedono a modifiche e sincronizzazioni degli asset aziendali.

Questo scenario, allarmante nei termini della salute dei cittadini, si prospetta invece come un prospero terreno di caccia per tutti i fautori di attacchi malevoli. Un numero crescente di macchine isolate e vulnerabili, al difuori del controllo diretto dell’IT, che si interfacciano con reti, applicazioni e databases aziendali.

Chi governa la sicurezza di un’azienda ora più che mai è chiamato non solo a rafforzare gli strumenti di prevenzione degli attacchi informatici in essere, a diffondere dei principi di buona condotta rispetto a contenuti sospetti, ma soprattutto è tenuto a seguire i trend sociologici e politici e ancor più epidemiologici in corso, maturando non solo consapevolezza ma anche lungimiranza e strategia, guardando a soluzioni innovative in grado di approcciare il tema della sicurezza informatica con strategie rivoluzionarie.

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